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	<title>The Best.it &#187; culatello</title>
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	<description>specialità gastronomiche a Chiavari</description>
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		<title>IL RE DEI SALUMI è, prima che gastronomico, un prodotto culturale</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 16:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucaratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Salumi]]></category>
		<category><![CDATA[culatello]]></category>
		<category><![CDATA[culatello di zibello dop; the best chiavari; gianluca ratto; mauro foppiano; salumi; chiavari; golfo del tigullio; liguria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Culatello di Zibello è patrimonio, ricchezza, di quella particolare terra adagiata lungo il grande fiume Po e avvolta dalla nebbia, che è fattore determinante, regime climatico insostituibile per la maturazione e la stagionatura del Re dei Salumi, la cui arte, tramandata da generazioni, racchiude in sé la storia di una terra, le tradizioni della sua gente e le caratteristiche del clima particolare.</p>
<p>Dalle cantine della Bassa parmense alle tavole nazionali il percorso del Culatello è stato, storicamente, tutt’altro che breve.<br />
Per molti secoli, infatti, il nome e il prestigio del Culatello sono rimasti circoscritti alle zone d’origine; patrimonio della gente della Bassa che sola sapeva apprezzarne il gusto e conservarne i segreti.</p>
<p>Poi il Re dei salumi ha conquistato visibilità ed estimatori anche al di fuori del territorio parmense, aumentando le richieste e mettendo a rischio l’unicità della produzione, da sempre nelle mani di pochi e genuini esperti.</p>
<p>Quando si parla di tradizioni antiche per descrivere l’arte della lavorazione del Culatello non si fa a sproposito.<br />
La fama che questo prodotto ha acquisito in tutto il mondo è relativamente recente, ma la produzione artigianale e la storia del Culatello hanno avuto inizio molti, moltissimi anni prima.</p>
<p>Si narra (e mai termine fu più appropriato, trattandosi di tradizione) che già nel 1332, al banchetto di nozze di Andrea dei Conti Rossi e Giovanna dei Conti Sanvitale, si facessero apprezzare alcuni Culatelli, recati in dono agli sposi; e che, più avanti, i Pallavicino avessero offerto omaggi di Culatello a Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. Sfortunatamente di questi episodi non si trova testimonianza attendibile.</p>
<p>La prima citazione esplicita e ufficiale del Culatello risale infatti al 1735, all’interno di un documento del Comune di Parma. Le prime citazioni letterarie risalgono invece all ’800, ad opera, prima, del poeta dialettale parmigiano Giuseppe Callegari, poi dello scultore Renato Brozzi, che scambiava opinioni sul Culatello con il famoso poeta Gabriele D’annunzio.</p>
<p>Il Culatello affonda le sue radici nella memoria storica della cultura contadina, che ancora oggi resiste nei casolari della Bassa, dove la tradizione mantiene viva la qualità di un cibo inimitabile.<br />
Sicuramente sappiamo che fino ai primi decenni del secolo scorso solo pochissime famiglie potevano concedersi il sapore pregiato del culatello, e comunque tale pratica era circoscritta geograficamente e socialmente. Il gusto del Culatello era rinomato ed apprezzato solo a livello locale. Un prodotto così pregiato non alimentava certo grandi commerci.<br />
Il fatto che restasse sconosciuto al grande pubblico garantiva della tipicità del prodotto allo stesso modo in cui ne alimentava la leggenda, circondandolo di un po’ di quella nebbia che non ha mai abbandonato la gente di questi luoghi e che tanto partecipa alla creazione di un prodotto unico.<br />
La nebbia e lo spirito del luogo, della sua gente: sono questi i segreti del Culatello.</p>
<p>Per questo non bisogna mai dimenticare che il Culatello è, prima che gastronomico, un prodotto culturale, creato dalla gente della Bassa, dai suoi segreti, dalle sue mani abili ed esperte, dalle sue tradizioni.<br />
È quella gente che ritroverete nel sapore del Culatello, il suo carattere genuino e sano, il suo rispetto per la memoria, la dolcezza e la passione che ancora oggi mettono nelle loro opere.<br />
Perchè qui, nella terra di Giuseppe Verdi, alcuni lavori divengono arte.</p>
<p>La cultura, la tradizione e la genuinità della gente della Bassa sono gli ingredienti segreti ed inimitabili che fanno la differenza e che conservano la qualità del Culatello, a fronte di un rischio sempre maggiore di industrializzazione dei processi.</p>
<p>Per difendere questi preziosi ingredienti è nato il Consorzio del Culatello di Zibello, che si propone di tutelare il prodotto e la sua qualità, ma anche di esaltare l’unicità dei luoghi, quindi della cultura.</p>
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		<title>QUELLO CHE POTETE TROVARE NEL NOSTRO LOCALE &#8230;.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 08:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucaratto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a rel="attachment wp-att-529" href="http://www.thebest.it/wordpress/ciao-mondo.html/negozio-01-ottobre-2010-004-3"><img class="alignleft size-medium wp-image-529" title="Negozio 01 ottobre 2010 004" src="http://www.thebest.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/Negozio-01-ottobre-2010-0042-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>“The Best di nome e di fatto, giacchè la vasta selezione di formaggi e salumi italiani e francesi è stata realizzata con rara passione da Gianluca Ratto e Mauro Foppiano…” ha scritto Paolo Massobrio su “Il Golosario 2010”, lo stesso giornalista che nel 2008 ha insignito The Best del premio quale migliore bottega d’Italia nella categoria “botteghe del formaggio”.</div>
<div id="_mcePaste">Invece cosa possiamo raccontarvi noi di “noi”, cosa possiamo proporvi per farvi venire l’acquolina in bocca?</div>
<div id="_mcePaste">Noi esponiamo ogni giorno nel nostro negozio mille cose diverse che selezioniamo con cura maniacale, credendo fermamente che il cibo, quello buono, è uno dei massimi piaceri della vita. Potete trovare tantissimi formaggi, con sapori, colori e forme diversissime che rappresentano un continente, una nazione ma spesso soprattutto una vallata, con la sua storia millenaria.</div>
<div id="_mcePaste">Dentro una forma c’è sempre una storia, la storia di una mucca, del suo latte e di chi l’alleva accompagnandola sui pascoli.</div>
<div id="_mcePaste">E così qui da noi potete trovare veramente una grande Unione Europea, l’Unione delle tante vallate, delle sue genti che lavorano e producono duramente.</div>
<div id="_mcePaste">La Fontina porta a pensare alla Valle d’Aosta, la Robiola di Roccaverano le Langhe piemontesi, il Bitto rappresenta la Lombardia e più propriamente la Valtellina, il Puzzone di Moena il Trentino, il Montasio il Friuli, l’Asiago il Veneto, il Parmigiano Reggiano le colline e la pianura emiliana, il Pecorino di Pienza la Val d’Orcia famosa in tutto il mondo, il Pecorino di Fossa le Marche, il Gavoi la Sardegna per arrivare fino alla Sicilia col suo Provolone Ragusano prodotto con il latte della razza modicana.</div>
<div id="_mcePaste">E la nostra Liguria? Secondo noi è rappresentata degnamente dal Santo Stefano, tipicissimo formaggio, prodotto in Val d’Aveto nell’omonimo paese, dal retrogusto leggermente amarognolo e dalle formaggette di Varese Ligure dolci o più saporite a seconda della stagionatura.</div>
<div id="_mcePaste">Gli amici formaggiai: produttori, stagionatori e affinatori sono tanti e vorremmo ricordarne alcuni in particolare come Beppino Occelli con la sua “Agrinatura” produttore di un burro di montagna unico e prosecutore del grande patrimonio caseario piemontese dal re dei formaggi il Castelmagno alle Robiole delle Langhe.</div>
<div><span id="more-1"></span></div>
<div id="_mcePaste">Armando Catellani, il nostro stagionatore di Parmigiano Reggiano che seleziona le migliori forme, trovate da lui nei piccoli caseifici tra Parma e Reggio. Caseifici che realizzano ancora il formaggio seguendo i vecchi metodi che prevedono l’utilizzo del latte crudo. La stagionatura varia dai 24 ai 36 mesi.</div>
<div id="_mcePaste">Parlando di salumi, ce ne sono alcuni che meritano particolare attenzione, noi li abbiamo scoperti durante i nostri viaggi. Come quella volta sulla riva del Po, a Polesine Parmense, dove i fratelli Spigaroli proprietari dell’Antica Corte Pallavicina, secondo noi, producono i migliori Culatelli di Zibello. Lì ci sono le cascine dove i maiali vivono allo stato brado, lì ci sono le cantine dove i Culatelli stagionano, lì c’è il grande fiume che incute timore e rispetto.</div>
<div id="_mcePaste">Il prosciutto di Parma, del nostro carissimo amico Lucio Ugolotti di Langhirano, che stagiona in grandi stanzoni, areati solo dall’apertura o dalla chiusura delle finestre. Il prosciutto di Parma con la sua storia millenaria, già nell’anno 100 a.C. un autore latino scriveva di un prosciutto straordinario prodotto nella zona di Parma e conservato grazie al sale. Oggi Lucio segue ancora quel tradizionale metodo genuino per ottenere un prodotto unico.</div>
<div id="_mcePaste">Il prosciutto crudo della Spagna con 33 milioni di pezzi prodotti in un anno detiene il primato mondiale. E’ importante però considerare un fatto: 31 milioni di prosciutti sono costituiti dal “Jamon Serrano”, un prosciutto di montagna proveniente da maiali bianchi di origine Nordeuropea, paragonabili ai migliori prosciutti nostrani, mentre appena 2 milioni sono “Jamon Iberico” ricavato da suini appartenenti ad una razza autoctona di pelo scuro, caratterizzata dal colore nero degli zoccoli che gli ha procurato l’appellativo popolare di “Pata Negra” (zoccolo nero), allevati allo stato brado (circa due maiali per ettaro) in boschi di querce e lecci dove si nutrono di ghiande. Da ciò trae origine la denominazione del più prelibato, il “Jamon Iberico de Bellota”, nutrito rigorosamente a “Bellota” ovvero a ghiande.</div>
<div id="_mcePaste">Ci sono i vini, oltre 300 etichette italiane ed estere, appassionatamente ricercate e che ci hanno consentito nel tempo di proporre i più grandi nomi dell’enologia. Ogni vino ha una particolare personalità e carattere, che lo rende perfetto in accompagnamento a particolari piatti. Noi siamo qui per consigliarvi.</div>
<div id="_mcePaste">Finiamo parlandovi di tre famiglie liguri: Anfosso, Lagomarsino e Sacco.</div>
<div id="_mcePaste">Gli Anfosso produttori di olio e sott’olio, a proposito abbiamo appena degustato il nuovo extra vergine spremuto a freddo e dire che è buonissimo è dire poco; ottenuto da taggiasca in purezza, raccolta per bacchiatura e brucatura a mano e molita nel frantoio di proprietà con sistema tradizionale a presse, si presenta alla vista di colore giallo dorato scarico, limpido. Il gusto è ampio e avvolgente. E le loro acciughe sia sotto sale che sott’olio, pescate nel mare Ligure sono deliziose come deliziosi sono tutti gli antipasti proposti.</div>
<div id="_mcePaste">I Lagomarsino si occupano della selezione del miglior salmone affumicato scozzese, sono loro che periodicamente volano in Scozia, controllano la fase della pesca, dell’affumicatura e del confezionamento. Le loro descrizioni di questa meravigliosa tradizione sono a dir poco entusiasmanti. Arriva così nel nostro locale un salmone selvaggio, affumicato con la legna delle botti di wisky in disuso (il fumo liquido non è ammesso!!!), unico.</div>
<div id="_mcePaste">Con i Lagomarsino la nostra regione è un po’ più scozzese, d’altronde  da tanto tempo si racconta che genovesi e scozzesi abbiano una tipica caratteristica in comune!!!</div>
<div id="_mcePaste">I Sacco produttori dell’imperdibile pesto di Pra’ che ha bisogno solo di essere assaggiato per non poterne più fare a meno.</div>
<div id="_mcePaste">Scusate se ci siamo dilungati un po’, speriamo di non avervi annoiati e altre storie, di altri prodotti e di altri viaggi, ve le racconteremo strada facendo.</div>
<div id="_mcePaste">Come la storia del famoso tonno rosso del Mediterraneo, seduti su un peschereccio mentre il rais urlava………</div>
<div id="_mcePaste">Gianluca Ratto</div>
<div id="_mcePaste">Mauro Foppiano</div>
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