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LARDO D’ARNAD: una tradizione secolare

La lavorazione e conservazione tipica del lardo rappresentano per Arnad una tradizione secolare.
Un documento inventariale del 1763 del Castello che sovrasta il borgo di “Ville”, l’antico centro di Arnad, testimonia la presenza di quattro doïl, i contenitori in castagno utilizzati per la tradizionale stagionatura in salamoia. Un’ulteriore importante presenza storica del lardo, nell’alimentazione e nell’economia del territorio, è rappresentata dalle relazioni dei prezzi sulle derrate alimentari risalenti alla fine del XVIII secolo.

Il lardo d’Arnad è qualcosa di veramente sublime e noi proprio in questi giorni, particolarmente freddi, lo consigliamo in abbinamento con bresaola di toro o mocetta di capriolo.

PARMIGIANO-REGGIANO GRAN PELE’ scaglia d’oro!!!

Parmigiano Reggiano SCAGLIA D’ORO, una piccola produzione per un grandissimo prodotto.
 
 
 La nostra azienda si occupa della produzione, promozione e commercializzazione
del Parmigiano Reggiano dei migliori caseifici dell’area del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Il nostro obbiettivo è quello di sostenere, in particolare, la produzione di alcuni piccoli caseifici di montagna che ancora oggi conservano una lavorazione naturale, tutta tipicamente familiare ed artigianale, garanzia di genuinità e gusto.

A seguito di una rigorosa selezione delle migliori forme, la nostra azienda secondo un accordo con ogni singolo caseificio, imprime a fuoco sul piatto della forma il proprio marchio GranPelè, Scaglia D’oro (autorizzazione n 895/002 dal consorzio del Parmigiano Reggiano), a garanzia di Parmigiano Reggiano prodotto in montagna di qualità superiore, detto anche “PRIMA SCELTA” o “SPERLATO“.

Attrezzati per spedire in tutto il mondo i nostri prodotti, siamo pronti a soddisfare qualsiasi esigenza del consumatore più esigente.

Natura e storia si compenetrano meravigliosamente
 
 
 Il Parmigiano Reggiano Scaglia d’Oro nasce nell’area del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, in una zona compresa tra le valli dei fiumi Secchia e Dolo.
La Scaglia d’Oro è la piena espressione di un paesaggio in cui si alternano prati, pascoli di erba medica e boschi.
La qualità del Parmigiano Reggiano dipende infatti da un insieme di fattori legati soprattutto all’ambiente.
Oggi il disciplinare della denominazione di origine limita la zona di produzione alle province di Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna (riva destra del Reno) e Mantova (riva destra del Po).

E il Parmigiano Reggiano dell’Appennino ha una marcia in più poiché qui l’impatto delle attività umane è minore, il clima è più secco e meno caldo, con escursioni termiche ideali per il foraggio e l’acqua è classificata tra quelle di più alta qualità.
La natura dei foraggi, inoltre, è superiore per la maggiore varietà di specie vegetali (erbe e fiori) che crescono nei prati stabili di montagna e che attribuiscono al formaggio l’inconfondibile gusto e profumo.

 
 
Natura e storia si compenetrano meravigliosamente
Il Parmigiano Reggiano Scaglia d’Oro nasce nell’area delle dolci terre matildiche, un vasto comprensorio prevalentemente collinare, connotato dal profilo dei castelli e dalla presenza di antiche pievi e di borghi storici. Qui la civiltà del medioevo è ancora leggibile nei segni lasciati nel territorio e in cui anche la civiltà materiale e le tradizioni enogastronomiche hanno conservato un legame forte con la storia. Le tradizioni matildiche hanno cementato una comune identità: quella che si riconosce nella vicenda della Grande Contessa Matilde, quando la storia europea aveva collocato su questi colli il suo più splendido scenario, a cavallo tra i secoli XI e XII.

Il territorio esteso tra le valli del Tresinaro e del Secchia è particolarmente ricco di antichi borghi, parte dei quali valorizzati dal Sentiero Matilde che li attraversa: Cavola, Stiano, Manno e Quara, dalle tradizioni termali che risalgono ai Romani ne rappresentano un esempio. Diffuse le case a torre e i caratteristici portali scolpiti in pietra arenaria.

Ed anche il Parmigiano Reggiano ha una lunga storia che si origina probabilmente in ambito monastico e nelle tenute aristocratiche: solo la grande proprietà terriera, infatti, poteva disporre della quantità di latte necessaria per produrre una singola forma (oggi pari a 500 litri). Si ha testimonianza certa dell’esistenza di un formadio di latte vaccino prodotto sull’Appennino Emiliano fin dal XIII secolo. Lo citano anche Boccaccio, Teofilo Folengo ed il Bucchiello.
In anni più recenti il Parmigiano Reggiano era ancora lavorato nei “caselli”, curiose costruzioni ottagonali o esagonali prive di finestre, ma con pareti fatte di grigliato di mattoni che permetteva la circolazione dell’aria. Al centro dell’unico ambiente, una campana rovesciata raccoglieva il latte, che veniva scaldato col fuoco a legna. Ancora oggi le campane o “caldere” non sono molto diverse da quelle della tradizione.

 
 
La tradizione che continua
Il Parmigiano Reggiano è prodotto secondo una lavorazione naturale, tramandata nel corso dei secoli dai mastri casari .
Gli ingredienti sono quelli dell’antica tradizione: latte crudo, caglio (enzima naturale) e sale; il disciplinare di produzione non ammette additivi di alcun tipo.
La mattina di buon ora il latte della sera precedente, opportunamente sgrassato dalla panna affiorata durante la notte nelle larghe, piatte vasche (dette di affioramento), viene gettato nelle caldere, grandi caldaie di rame a forma di campana rovesciata, con l’aggiunta del latte munto la mattina stessa. Si scalda il latte, si aggiunge il “siero di innesto” cioè una piccola parte del siero rimasto dalla lavorazione del giorno precedente. In questo modo i fermenti responsabili delle qualità organolettiche del Parmigiano Reggiano vengono tramandate “di forma in forma” e di generazione in generazione.

Infine si versa il caglio. Entro breve tempo il latte coagula e forma una massa gelatinosa, la cagliata. Il casaro, con un antico attrezzo chiamato spino, rompe la cagliata fino a ridurla in piccolissimi granuli. Si scalda ancora; si lascia riposare; poi con mano esperta, usando un telo di canapa, si estrae la massa coagulata e si pone nelle fascere di metallo, si pressa e prende la caratteristica forma. Dopo qualche ora una matrice imprime sulla superficie la stampigliatura “Parmigiano Reggiano“.
Infine la salatura in bagno di salamoia, poi la lunga stagionatura.
E quando la forma si spezza (il Parmigiano Reggiano non si taglia!) tanti grani pressati insieme testimoniano una grande tradizione che continua…ed ecco perché il Parmigiano Reggiano è anche detto “grana“.

IL RE DEI SALUMI è, prima che gastronomico, un prodotto culturale

Il Culatello di Zibello è patrimonio, ricchezza, di quella particolare terra adagiata lungo il grande fiume Po e avvolta dalla nebbia, che è fattore determinante, regime climatico insostituibile per la maturazione e la stagionatura del Re dei Salumi, la cui arte, tramandata da generazioni, racchiude in sé la storia di una terra, le tradizioni della sua gente e le caratteristiche del clima particolare.

Dalle cantine della Bassa parmense alle tavole nazionali il percorso del Culatello è stato, storicamente, tutt’altro che breve.
Per molti secoli, infatti, il nome e il prestigio del Culatello sono rimasti circoscritti alle zone d’origine; patrimonio della gente della Bassa che sola sapeva apprezzarne il gusto e conservarne i segreti.

Poi il Re dei salumi ha conquistato visibilità ed estimatori anche al di fuori del territorio parmense, aumentando le richieste e mettendo a rischio l’unicità della produzione, da sempre nelle mani di pochi e genuini esperti.

Quando si parla di tradizioni antiche per descrivere l’arte della lavorazione del Culatello non si fa a sproposito.
La fama che questo prodotto ha acquisito in tutto il mondo è relativamente recente, ma la produzione artigianale e la storia del Culatello hanno avuto inizio molti, moltissimi anni prima.

Si narra (e mai termine fu più appropriato, trattandosi di tradizione) che già nel 1332, al banchetto di nozze di Andrea dei Conti Rossi e Giovanna dei Conti Sanvitale, si facessero apprezzare alcuni Culatelli, recati in dono agli sposi; e che, più avanti, i Pallavicino avessero offerto omaggi di Culatello a Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. Sfortunatamente di questi episodi non si trova testimonianza attendibile.

La prima citazione esplicita e ufficiale del Culatello risale infatti al 1735, all’interno di un documento del Comune di Parma. Le prime citazioni letterarie risalgono invece all ’800, ad opera, prima, del poeta dialettale parmigiano Giuseppe Callegari, poi dello scultore Renato Brozzi, che scambiava opinioni sul Culatello con il famoso poeta Gabriele D’annunzio.

Il Culatello affonda le sue radici nella memoria storica della cultura contadina, che ancora oggi resiste nei casolari della Bassa, dove la tradizione mantiene viva la qualità di un cibo inimitabile.
Sicuramente sappiamo che fino ai primi decenni del secolo scorso solo pochissime famiglie potevano concedersi il sapore pregiato del culatello, e comunque tale pratica era circoscritta geograficamente e socialmente. Il gusto del Culatello era rinomato ed apprezzato solo a livello locale. Un prodotto così pregiato non alimentava certo grandi commerci.
Il fatto che restasse sconosciuto al grande pubblico garantiva della tipicità del prodotto allo stesso modo in cui ne alimentava la leggenda, circondandolo di un po’ di quella nebbia che non ha mai abbandonato la gente di questi luoghi e che tanto partecipa alla creazione di un prodotto unico.
La nebbia e lo spirito del luogo, della sua gente: sono questi i segreti del Culatello.

Per questo non bisogna mai dimenticare che il Culatello è, prima che gastronomico, un prodotto culturale, creato dalla gente della Bassa, dai suoi segreti, dalle sue mani abili ed esperte, dalle sue tradizioni.
È quella gente che ritroverete nel sapore del Culatello, il suo carattere genuino e sano, il suo rispetto per la memoria, la dolcezza e la passione che ancora oggi mettono nelle loro opere.
Perchè qui, nella terra di Giuseppe Verdi, alcuni lavori divengono arte.

La cultura, la tradizione e la genuinità della gente della Bassa sono gli ingredienti segreti ed inimitabili che fanno la differenza e che conservano la qualità del Culatello, a fronte di un rischio sempre maggiore di industrializzazione dei processi.

Per difendere questi preziosi ingredienti è nato il Consorzio del Culatello di Zibello, che si propone di tutelare il prodotto e la sua qualità, ma anche di esaltare l’unicità dei luoghi, quindi della cultura.

ACQUERELLO: un riso unico al mondo

La Tenuta Colombara è stata costruita nel 1500 a Livorno Ferraris, nella provincia di Vercelli, capitale europea del riso.

La coltivazione è da sempre rispettosa dell’ambiente: vengono utilizzati principalmente prodotti naturali e durante la coltivazione l’acqua è mantenuta sempre alta. Questo ha migliorato l’ecosistema e la fauna tipica della risaia, tra cui rane, libellule, cavalieri d’Italia e aironi.

Il Carnaroli coltivato nella Tenuta Colombara è talmente puro che risulta adatto a produrre seme perchè dal 1998 è l’unica varietà che vi si coltiva.

Nella Tenuta Colombara è inoltre presente un interessante ecomuseo della risaia con le abitazioni, i dormitori, i laboratori degli artigiani e la scuola, collocati nella loro sede originale dove in passato viveva la comunità della cascina.

Acquerello è un riso coltivato, raffinato e confezionato in Italia nella Tenuta Colombara dalla famiglia Rondolino.
E’ il riso unico al mondo perchè ancora grezzo viene invecchiato almeno un anno, poi raffinato lentamente con un metodo esclusivo, infine reintegrato con la sua preziosa gemma.

Acquerello è un riso Carnaroli classificato “Extra” per la sua qualità; per conservarlo perfettamente viene confezionato sottovuoto in pacco e in lattina.

Acquerello è perfetto per ogni ricetta di riso perchè i chicchi sono perfettamente integri, più sodi, più sgranati e più saporiti. Quindi non si incollano, assorbono meglio i condimenti, mantengono le proteine, le vitamine e l’amido: con Acquerello non si sbaglia mai un risotto.

ZAFFERANO PATTERI di Dorgali

L’Azienda Patteri nasce a Dorgali, col preciso scopo di dare nuova linfa alla coltivazione dello zafferano, storica tradizione della Sardegna, che per clima e caratteristiche del terreno ha da sempre in Dorgali uno dei suoi centri maggiormente vocati. Si tratta di autentico patrimonio della cultura locale, che l’Azienda Patteri, con l’assoluta dedizione che la contraddistingue, contribuisce a salvaguardare.

Zafferano purissimo in stimmi

Lo Zafferano Patteri è genuino per natura, perchè la sua coltivazione avviene con l’utilizzo della naturale fertilità del suolo, senza uso di fitofarmaci o concimi chimici, nel rispetto dell’ambiente. Le sue Eccellenti qualità oganolettiche lo rendono salutare per l’organismo umano e prezioso in cucina.

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